Caso clinico di sindrome di reiter

reiter

Soggetto maschio di 33 anni, si rivolge al suo medico di famiglia per spossatezza da circa due giorni, febbricola e lacrimazione associata ad intolleranza alla luce ( fotofobia ). Il medico di base nel sospetto di una forma parainfluenzale prescrive alcuni esami del sangue tra cui un emocromo, transaminasi, ves, creatinina ed elettroliti.  Prescrive intanto un antibiotico a base di ciprofloxacina  al ragazzo.  Dopo circa 5 giorni il paziente torna dal medico riferendo comparsa di secrezioni uretrali e scarsa risposta  alla terapia. Gli esami mettono in risalto una modesta leucocitosi ( aumento dei globuli bianchi ), ed un aumento notevole della ves. Il medico di base decide di inviare il paziente dall’urologo per indagare sulla causa secrezioni uretrali. L’urologo visita il paziente e dalla anamnesi viene fuori che il ragazzo ha avuto alcuno giorni prima della comparsa dei sintomi un rapporto occasionale non protetto. L’urologo decide di eseguire un tampone uretrale che mostra la presenza di Chlamydia Trachomatis. Il ragazzo presenta anche dolore al tendine di achille comparso con l’inizio della assunzione del chinolonico. L’urologo sospende l’antibiotico credendo che si tratti di una reazione al farmaco, ma a distanza di un giorno il ragazzo si presenta dal medico con l’articolazione del ginocchio destro tumefatta. Intanto la sintomatologia oculare non tende a passare, pertanto l’urologo decide di impostare una terapia con tetracicline e consiglia una valutazione oculistica. Dall’esame oculistico si evidenzia una uveite e congiuntivite. L’urologo pertanto giunge alla diagnosi di sindrome di Reiter, confermando la terapia con doxicilcina associando un FANS tipo ketoprofene ed un collirio a base di cortisone.   Il ragazzo torna al controllo dopo circa 15 giorni,  con sintomatologia decisamente in miglioramento.

 

Discussione del caso clinico

 

La sindrome di reiter è una condizione clinica caratterizzata da dolori articolari da spondiloartrite siero negativa, ovvero una infiammazione acuta delle articolazioni su base autoimmunitaria, che non vede la formazione del fattore reumatoide. Il coinvolgimento oculare ( congiuntivite e/o uveite ), e la  uretrite chiudolo la triade che caratterizza la sindrome. Il paziente descritto lamentava secrezioni uretrali legate alla presenza di un germe Chlamydia Trachomatis, questo batterio , ma anche altri , possono causare oltre che ad una infezione specifica anche una reazione di tipo immunitario sistemica. Questo avviene in soggetti geneticamente predisposti, positivi ad un particolare fenotipo genetico ( HLA B27 ). Sullo stesso principio su cui si basa l’artrite si instaura anche la reazione infiammatoria oculare. La diagnosi quindi tiene conto della anamnesi del paziente, esame obiettivo ed esami di laboratorio. Nel corso della anamnesi si evince il possibile contatto di tipo trasmissivo ( esempio rapporto sessuale non protetto). La febbricola riferita, i dolori articolari la fotofobia e la lacrimazione, le secrezioni uretrali sono un indice decisamente caratteristico per questa sindrome. Gli esami di laboratorio mostrano una spiccata positività degli indici di infiammazione come appunto la velocità di eritrosedimentazione. La terapia si basa sulla necessità di debellare l’agente patogeno e ridurre la reazione infiammatoria. La Chlamydia è un batterio endocellulare, pertanto necessita di antibiotici precisi come appunto le tetracicline. Le reazioni infiammatorie vanno gestite con FANS e eventualmente utilizzo di corticosteroidi.