Cosa è il tumore della prostata?

Il cancro della prostata (PCA) è attualmente la seconda causa di morte più comune per cancro negli uomini. Nei paesi sviluppati PCa rappresenta il 15 % dei tumori maschili rispetto a 4 % dei tumori maschili nei paesi in via di sviluppo. In Europa esistono anche grandi differenze regionali nel tasso d'incidenza di PCa. Tuttavia nonostante la alta prevalenza di questa malattia la sua mortalità a fronte dei casi di tumore di prostata diagnosticati è molto bassa. Ci sono tre fattori di rischio ben definiti per PCa: aumento della età, origine etnica e la predisposizione genetica. Dati clinici suggeriscono che i fattori di rischio esogeni, come la dieta, abitudini sessuali, consumo di alcol, l'esposizione ai raggi ultravioletti, e l'esposizione professionale possono svolgere un ruolo importante nel rischio di sviluppare PCa. L'introduzione di un esame del sangue efficace, prostata – specifico (PSA), ha portato il tumore della prostata ad essere una malattia diagnosticabile in fase iniziale dando al paziente opzioni di trattamento potenzialmente curative. La valutazione del PSA consente di sospettare un tumore prostatico in fasi precoci, ma va fatta la giusta attenzione nel valutare non il solo valore assoluto, ma la sua evoluzione nel corso degli anni. Tuttavia, se procedure diagnostiche efficaci vengono impropriamente utilizzate in uomini anziani con una prospettiva di vita breve, può verificarsi il problema di un eccesso di diagnosi e sovra-trattamento. Di conseguenza, la stessa malattia alla prostata può richiedere strategie di trattamento differenti a seconda delle patologie coesistenti e della aspettativa di vita del paziente.

La classificazione del tumore di prostata

Il sistema più comunemente usato per la classificazione del tumore della prostata è il sistema di classificazione Gleason.

Segni e sintomi del tumore di prostata

La decisione se procedere con ulteriori indagini di stadi azione è guidata da quali opzioni di trattamento sono a disposizione del paziente, partendo dalla età del paziente e dalle  comorbilità. Procedure che non influenzeranno la decisione di trattamento di solito devono essere evitate. La diagnosi del tumore di prostata deve prevedere la biopsia della prostata che è finalizzata a darci queste informazioni:1. Tipo istologico di carcinoma di prostata, 2. Grado istologico (ben, moderatamente o scarsamente differenziato), 3. Numero di prelievi coinvolti. Il tumore prostatico solitamente non è sintomatico, almeno nei primi stadi, pertanto richiedere una biopsia quando il PSA risulta sospetto, o quando c’è sospetto di malattia all’esame rettale della prostata, è l’unico sistema per fare diagnosi della malattia. Indagini come l’ecografia trans rettale della prostata o il PCA 3 sono risultate di scarsa efficacia nel sospettare un tumore di prostata. Il trattamento del cancro alla prostata

Trattamento del tumore della prostata

Al fine di poter curare al meglio il paziente affetto dal tumore di prostata, diventa fondamentale un corretto inquadramento sulla base delle sue caratteristiche istologiche di malattia, la sua età le sue patologie concomitanti, la sua aspettativa di vita. Il tumore di prostata viene curato bene sia con la radioterapia che con l’intervento chirurgico. Le tecniche di radioterapia, sebbene equivalenti in termini di sicurezza oncologica del paziente se confrontate con la chirurgia, vengono preferite nei casi in cui il paziente non può essere operato. In questo gruppo entrano i pazienti molto anziani con malattia localmente avanzata e glison alto, pazienti con grandi comorbilità. La radioterapia consiste in trattamenti radianti mirati sulla prostata, che durano poco più di un mese, in associazione con una ormonoterapia. La brachiterapia stereotassica è una alternativa alla precedente tecnica che utilizza minuscoli aghi radioattivi che vengono inseriti all’interni della prostata secondo uno schema preciso e vengono lasciati in sede. L’intervento chirurgico si riserva nei restanti casi in cui è previsto un trattamento radicale, ovvero un trattamento finalizzato alla guarigione del paziente. Oggi esistono varie tecniche chirurgiche. La più conosciuta è la prostatectomia radicale retro-pubica che consiste nella classica incisione addominale bassa ed asportazione della prostata a cielo aperto. Questa tecnica consente anche la rimozione delle catene linfonodali ileo-otturatorie. Una alternativa alla tecnica retropubica che richiede comunque una incisione ed un intervento di tipo open è la prostatectomia trans-perineale. Questa ha il vantaggio di essere più cosmetica per il paziente, ma ha lo svantaggio di non poter permettere la rimozione dei linfonodi. Successivamente sono comparse le tecniche meno invasive come la prostatectomia videolaparoscopica, che permette la rimozione della prostata utilizzando 4 fori sull’addome, e la recente prostatectomia robotica. Tutte le tecniche elencate hanno stessi risultati in termini radicalità oncologica, al momento dati controversi ci sono riguardo la velocità di ripresa della funzione sessuale e della continenza urinaria. Un altro trattamento che ha sempre uno scopo curativo è la sorveglianza attiva. Questa strategia consiste nel monitorare il paziente, nel quale è stata fatta diagnosi di tumore della prostata, mediante biopsie periodiche al fine di rilevare cambiamenti nel grado di aggressività istologica. Se questo dovesse avvenire si procede ad eseguire un trattamento radicale. Una ultima tipologia di trattamento consiste nel non far niente, ed osservare come evolve il PSA nel tempo fino alla comparsa delle metastasi. Questa opzione è riservata ai pazienti inoperabili o per i quali la probabilità di morire per il tumore della prostata è piuttosto bassa. Quando la malattia risulta disseminata, si procede al trattamento ormonale con farmaci che inibiscono gli ormoni androgeni. Alla comparsa delle metastasi o alla ridotta risposta della terapia ormonale esiste la possibilità di agire con un trattamento chemioterapico.

 

Prostatectomia radicale ed effetti collaterali

 

Sia la radioterapia che la chirurgia radicale, hanno lo stesso tipo di effetti secondari alla procedura. In primo luogo che viene operato di prostatectomia radicale subisce un danno nervoso locale che porta nella maggior parte dei soggetti a presentare impotenza, che un danno uretrale che espone il paziente alla incontinenza urinaria. Questa a differenza del deficit erettile, risulta molto più gestibile e risolvibile con una adeguata fisioterapia. Chi esegue la radio-terapia è esposto inoltre al rischio di infiammazioni della vescica e del retto.

 

Rimedi alla impotenza ed incontinenza urinaria dopo prostatectomia

Il deficit erettile può essere gestito con farmaci ad uso topico come le prostaglandine, in caso di mancata risposta è possibile procedere all’impianto della protesi peniena. L’incontinenza persiste nel 20% dei soggetti sottoposti a prostatectomia radicale, in questi casi si può ricorrere ad una fisioterapia mirata. Se questa non è sufficiente si procede ad impiantare dei dispositivi che aumentano le resistenze uretrali attivamente o passivamente.